L’articolo analizza la pratica di “giustizia algoritmica” dell’artista e ricercatore Pedro Oliveira. Attraverso il concetto di opacità, come definito da Louise Amoore ed Édouard Glissant, esaminerò la sua produzione teorica e artistica. Oliveira si concentra sul software di riconoscimento dell’accen...

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1. Verfasser: Mattia Capelletti
Format: Artikel
Online-Zugang:https://doaj.org/article/8ce51533bba54a14972778bb610d90d5
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Zusammenfassung:L’articolo analizza la pratica di “giustizia algoritmica” dell’artista e ricercatore Pedro Oliveira. Attraverso il concetto di opacità, come definito da Louise Amoore ed Édouard Glissant, esaminerò la sua produzione teorica e artistica. Oliveira si concentra sul software di riconoscimento dell’accento/dialetto dell’Ufficio per la Migrazione e i Rifugiati tedesco (BAMF), un algoritmo biometrico per l’identificazione dell’origine dell3 richiedent3 asilo senza documenti, noto per pratiche discriminatorie. Dal lavoro di Oliveira l’opacità emerge come paradigma estetico-politico capace di suggerire nuove prassi per la giustizia algoritmica. Inoltre, l’opacità si configura come episteme di resistenza al “regime di riconoscimento” degli algoritmi biometrici. Attraverso opere come DESMONTE, Oliveira esplora l’opacità dell’ascolto e dei suoi oggetti, proponendo una pratica collettiva, creativa, relazionale e incarnata. Il suo lavoro rappresenta un intervento pionieristico negli studi critici sull’ascolto macchinico (machine listening), sulla biometria vocale e sugli algoritmi, a cui anche questo articolo intende contribuire.